L’Organizzazione mondiale del lavoro ci dice che, ad oggi, più di 1 ragazzo su 6 ha interrotto la propria attività lavorativa a causa della pandemia. Chi invece è riuscito fortunatamente a conservarlo, ha comunque subito una riduzione dell’orario di lavoro (e di conseguenza della propria retribuzione) del 23%.

Maggio mese nero: 600 mila posti di lavoro in meno in un anno

«Nel giro di un anno – sottolinea Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt – abbiamo perso 600 mila posti di lavoro con contratto a termine senza guadagnarne altrettanti con contratto stabile». Rispetto a maggio 2019, il numero dei nuovi contratti è sceso di 613 mila unità.

In un solo mese, tra aprile e maggio 2020, sono stati in 84 mila a rimanere senza impiego. A farne maggiormente le spese sono state le donne (65 mila) e i giovani, con 79 mila lavoratori a termine in meno, contro i -11 mila contratti stabili.

Numeri, questi, comunque attenuati dalla moratoria sui licenziamenti introdotta dal Governo a fronte dei problemi economici generati dalla pandemia. Si prevede che essa vanga prorogata fino al termine dell’anno, unitamente alla cassa integrazione.

Il lieve miglioramento di giugno

L’Istat nel mese di maggio aveva certificato un tasso di giovani disoccupati del 23,5%. I dati di giugno indicano come la situazione sia (lievemente) migliorata per la fascia d’età 15-24 anni, con un calo del -1,5% rispetto al mese precedente. Un miglioramento, ma restano ancora lontani i livelli pre-crisi, quando il valore era attorno al 19%.

L’Ue scende in campo per aiutare i giovani

La Commissione europea prova a soccorrere la “generazione Covid” con il pacchetto “Bridge to jobs”.

Trattasi del rafforzamento della Garanzia giovani che, a partire dal 2013, ha aiutato 24 milioni di giovani a trovare lavoro attraverso progetti di stage e apprendistato. Garanzia giovani sarà estesa dai 25 ai 29 anni, con un occhio particolare per i gruppi più vulnerabili (minoranze etniche, disabili o giovani di territori svantaggiati).